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Sabrina Prati - Servizio Struttura e Dinamica Demografica dell'ISTAT Roma La denatalità in Italia: un problema di servizi e di politiche di sostegno alle famiglie?

Il tema della mia relazione è il fenomeno della denatalità nel nostro paese, ci si domanda fino a che punto questo fenomeno sia un problema anche di servizi e di politiche di sostegno alle famiglie, e si cerca di fornire una risposta a questa domanda, anc he avvalendosi del confronto con la realtà di altri paesi europei; quando si parla di denatalità in Italia si fa riferimento, come tutti sappiamo, a un trend di questo tipo. Nella figura è rappresentato un indicatore sintetico che è adeguato a descrivere il fenomeno e che misura la fecondità di una popolazione rapportando il numero medio di bambini che si sono avuti in un dato anno di calendario e le donne che potenzialmente potevano produrli. Le donne cioè convenzionalmente in età compresa tra 15 e 49 anni; questa figura che si riferisce al nostro paese mostra l'andamento di questo indicatore dal 1936 agli anni più recenti; per gli anni più recenti il dato fornito è stimato; ecco come voi potete vedere all'inizio, diciamo a metà degli anni '30, la fecondità nel nostro paese era nell'ordine di 3 figli per donna, anche qualcosa di più; l'indicatore ovviamente risente le perturbazioni specifiche del momento in cui viene misura to, quindi negli anni della guerra comprensibilmente c'è un crollo del livello dell'indicatore che poi risale negli anni immediatamente successivi; quindi si attesta attorno a un valore di 2,3 figli per donna negli anni dell'immediato dopoguerra, fino a raggiungere di nuovo un picco di 2,7 figli per donna, il famoso baby-boom che è stato un fenomeno più o meno condiviso da tutti i paesi europei seppur con tempi e modalità un po' diverse. Da quel momento, parliamo del '64, l'indicatore ha cominciato una diminuzione che si è protratta costantemente nel tempo, e in Italia siamo scesi sotto al livello di sostituzione, cioè quel livello che idealmente consente di sostituire i due individui del la coppia con altri due bambini e quindi di mantenere invariato l'ammontare e la struttura di una popolazione, diciamo nel 1974. Nel corso degli anni '70 vedete che la fecondità ha avuto una drammatica diminuzione e che questa tendenza ha subito diciamo p raticamente soltanto un leggero rallentamento negli anni più recenti. L'Italia è attualmente in Europa uno dei paesi con i più bassi livelli di fecondità, il dato stimato per il 1998 è di 1,19 figli per donna; ci fanno compagnia soltanto i paesi dell'Europa meridionale che ci hanno raggiunto in epoca molto recente, cioè la Spagna che ha 1,15 figli per donna e la Grecia 1,30 figli per donna. Il caso italiano è molto particolare, insieme al caso della Spagna e degli altri paesi dell'Europa meridionale perché presenta questa situazione che ora vi mostro: soprattutto negli anni più recenti e parlo diciamo dei primi anni '80, il fenomeno del calo della natalità che ha interessato tutti i paesi sviluppati e quindi tutti i paesi europei, ha cominciato ad assumere connotati diversi nei vari paesi. Se voi guardate questa figura in cui ho riportato alcuni paesi che sono interessanti ai fini del nostro confronto, l'Italia e la Spagna continuano nel loro cammino di diminuzione della fecondità senza sosta, a partire dagli anni '80; mentre si viene creando una forbice, e se si confronta il comportamento di questi due paesi per esempio con quello della Fra ncia, del Regno Unito o della Svezia, dove addirittura c'è stata una sorta di mini baby-boom diciamo all'inizio degli anni '90. Dunque, in sintesi: ci sono paesi in Europa che hanno condiviso un percorso di declino della fecondità insieme con il nostro, a lmeno fino agli inizi degli anni '80, ma dopo hanno avuto un recupero della fecondità mostrando una ripresa dell'indicatore in alcuni casi anche sostanziale. Questo fenomeno è quello che ha destato maggiore interesse, perché voi sapete che sono tante le teorie che sono state immaginate per spiegare il fenomeno del declino della fecondità, molte di queste pongono l'accento sulle importanti trasformazioni economiche, sociali, culturali che si sono verificate nei paesi sviluppati e soprattutto sulla condizi one della donna, sul ruolo della donna e sul suo progressivo aumento del livello di istruzione delle donne, il progressivo inserimento nel mondo del lavoro delle donne, la progressiva diffusione di valori cosiddetti postmaterialistici che venivano conside rati in contrasto, forse, con livelli di fecondità elevata perché si pensava, e questo fino agli inizi degli anni '80, che i fenomeni tipo l'autorealizzazione personale eccetera, potessero creare una situazione di conflittualità con l'avere un numero alto di figli. In realtà tutte queste teorie spiegano bene, forse quello che è successo fino qui, ma non spiegano quello che è successo dopo, perché i paesi che hanno avuto un aumento della fecondità sono proprio quelli in cui le donne hanno istruzione di livelli più el evati, dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è più frequente, dove i valori postmaterialistici sono più diffusi, eccetera, allora c'è dell'altro. C'è dell'altro e ci dobbiamo domandare innanzitutto, parafrasando un po' il titolo della m ia relazione: ma gli italiani non fanno più figli perché non ne vogliono proprio più? Cioè è una precisa volontà degli italiani quella di non fare più figli? Ora questo non sembrerebbe, anticipo subito io il risultato; non sembrerebbe perché se si guarda per esempio alla composizione della fecondità il caso italiano è particolarmente esemplare, perché questa denatalità così intensa, in realtà, non ha significa to che nel tempo c'è stato un numero sempre maggiore di coppie che non fanno figli: il primo figlio generalmente le coppie italiane lo fanno, il problema è andare oltre il primo figlio. Inoltre, tutte le indagini di opinione sulla fecondità hanno mostrato questa situazione: se si chiede agli italiani, non solo il numero ideale di figli, ma proprio quello che loro stessi vorrebbero realizzare, dato per scontato la fecondità anche già eventualmente realizzata, voi potete vedere un dato molto interessante, c he nelle diverse generazioni di donne, cioè le donne nate dagli anni '70 che sono molto giovani e sono appena all'inizio della loro storia riproduttiva e quelle invece diciamo della prima metà degli anni, della prima metà degli anni '50, o della seconda m età degli anni '40, non ci sono sostanziali differenze in quello che è il numero atteso di figli che una donna vorrebbe avere per sé, e che è dell'ordine di due figli, anche superiore. Questa risposta trova anche conferma in quelle fornite dagli uomini ne lle stesse indagini; quindi esiste nel nostro paese un importante differenza tra fecondità desiderata, la possiamo chiamare così, il numero desiderato di dimensione familiare e fecondità effettivamente realizzata. Appare interessante allora domandarsi qua li possono essere i motivi per cui gli italiani non riescono ad esprimere la loro fecondità desiderata, diciamo. Questa particolare è la tavola 3, riporta tutta una serie di motivazioni che sono state fornite dagli intervistati nel corso dell'ultima indagine sulla fecondità condotta nel nostro paese, con un protocollo comune ad altri paesi europei e vedete, è partic olarmente interessante, sono particolarmente interessanti le risposte fornite dalle coppie che hanno già un figlio; che vi dicevo che il problema della fecondità è tutto qui, passare dal primo ad andare al secondo ed eventualmente ai figli successivi. Ecco, queste coppie, queste donne rispetto alle altre che hanno altri profili di fecondità, sono quelle che maggiormente hanno addotto motivazioni che fanno riferimento alle responsabilità che i figli procurano e all'onere, al carico delle cure e dell'acc udimento dei figli; e ovviamente poi c'è sempre la motivazione economica che è importante e cresce di importanza al crescere del numero di figli, come è comprensibile. Quindi c'è questa esigenza, questa sensazione di grosso carico di cure, che effettivamente nel nostro paese grava per la quasi totalità sulle famiglie e, all'interno delle famiglie, sulle donne; allora se torniamo di nuovo alla figura da cui siamo partiti , che cosa è che fa veramente la differenza per esempio, tra questi due paesi l'Italia e la Spagna, e gli altri paesi, questo aspetto c'è sicuramente. Il nostro paese è sicuramente, insieme ai paesi dell'Europa meridionale, in ritardo su alcuni aspetti ch e sono soprattutto quello degli interventi e delle politiche alle famiglie, e del sostegno alle famiglie nella cura dei bambini. Fra le motivazioni che sono state richieste in varie indagini di opinione ai cittadini su quelli che potrebbero essere gli interventi, le politiche per incentivare la fecondità e per consentire alle coppie di realizzare quello che è loro desiderio di feco ndità, subito dopo quelle di tipo economico, vengono le motivazioni per una maggiore assistenza nella cura dei figli; quindi un maggior numero di servizi per la cura dei figli; quindi c'è sicuramente nel nostro paese questo tipo di problema, e se come sem bra, l'aspirazione degli italiani in tema di fecondità è quella in realtà di riuscire a conciliare, conciliare le diverse esigenze che le trasformazioni sociali e culturali impongono, e i motivi di aspirazioni personali eccetera, conciliare con il ruolo, con l'avere figli, e con altri ruoli, altre forme di autorealizzazione al di fuori della famiglia, e questo è vero soprattutto per le donne e proprio in questo campo il servizio all'infanzia, l'assistenza alle famiglie per l'infanzia può giocare un ruolo molto determinante.


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Paolo Palmerini
2000-08-07