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- Io sono MERCEDES FRIAS -
dell'Associazione NOSOTRAS di Firenze. E' una Associazione fatta di donne
immigrate e italiane, nata pochi anni fa; dopo un lungo percorso che ha
visto mettere insieme diverse esperienze simili; sempre con questa
caratteristica gruppi di donne, gruppi interculturali di donne. Ma
"NOSOTRAS" non è l'unica esperienza in Toscana, c'è ne sono anche altre,
ci sono "Donne insieme" ad Arezzo, ci sono le "Api" a Pistoia, c'è il
"Cesdi" a Livorno, a Pisa ce ne sono altre due. Tutte queste Associazioni
operano in rete e diciamo che il tutto è partito da una esperienza di un
lavoro di ricerca, della Regione Toscana coordinato dal Cospe, che è
partito nel '94 sulla condizione delle donne immigrate in Toscana. Siccome
noi in quell a ricerca facevamo da oggetto anche soggetto, ovviamente da
lì sono partite una serie di proposte che alcune sono state recepite dalle
istituzioni, altre no; comunque il percorso è partito così. Poi ad un
certo momento abbiamo fatto una richiesta di forma zione per poter attuare
alcuni dei nostri progetti, dei progetti dell'Associazione, e così siamo
nate tutte, tutte queste Associazioni, alcune erano costituende, altre
erano Associazioni già con alcuni anni di vita e altre sono nate da lì.
Abbiamo fatto questo grosso progetto di formazione sempre con il programma
NOW, un po' come quello che state facendo voi adesso; anche lì era
l'imprenditoria femminile, dopo questi anni che abbiamo lavorato insieme,
che vediamo anche i risultati che sono venuti, forse a questo punto
possiamo anche così, come un contributo per il dibattito, per il
confronto, portare alcuni nodi che sono emersi da queste esperienze. Il
primo è la questione dell'imprenditoria; se si parla di imprenditorialità
dobbiamo pensare ad un prodotto, e quale è il prodotto? Allora, molto
spesso si ha la tendenza un po'ad arrangiarsi, nel senso che siamo sempre
noi donne a metterci insieme per f are quello che facciamo sempre; al di
là della nostra preparazione, e così vediamo che capita che a volte
presentiamo come prodotto imprenditoriale qualcosa che non è altro che la,
diciamo giustificazione del ruolo che già comunque ci è stato dato. Allora
forse su questo dobbiamo fare un salto di qualità, in generale, e dico in
generale, perché ovviamente si è parlato qua molto del livello di
istruzione delle donne immigrate, quanto è alto, eccetera, eccetera;
allora il lavoro diciamo così, marginale che possiamo però comunque
recuperare non deve essere un destino, no, deve essere una scelta,
possiamo scegliere di lavorare, una cosa e un'altra: però non deve essere,
secondo noi, dai nostri anni di esperienza, lavorando su questi temi, non
deve essere comu nque il destino, dobbiamo per forza occuparci di fare
quelle cose che gli altri non fanno, allora facciamo in fretta ma
facciamola per bene, facciamola nel senso della parola; allora a questo
punto emerge anche un altro elemento. Per un impresa ci vuole un mercato,
abbiamo anche bisogno di strumenti per restare sul mercato, sul mercato
come stanno gli altri, sapendo che c'è la concorrenza, dunque, non
rimanere nella superficie, va bene, ci informiamo su questo e poi ci sono
dei grossi problemi per il dec ollo proprio perché mancano questi
strumenti. Visto che qua ci sono le istituzioni, penso che una questione
che bisogna tener presente è questa: queste esperienze comunque di
organizzazione delle donne, rappresentano un salto di qualità; di solito
degli immigrati, delle immigrate, si sono occupate As sociazioni, ONG, e
italiani, con tanto di buone intenzioni che fanno un lavoro egregio, però
penso che il fatto di passare da depositaria delle azioni a soggetto
attivo e propositivo sia un valore aggiunto anche per le istituzioni,
bisogna attrezzarsi anc he per sapere utilizzare questo che comunque è una
risorsa. Per quanto riguarda le Associazioni, le organizzazioni che fanno
di solito da tramite, senza le quali queste iniziative non partono perché
è così, è importante tenere presente un percorso, un processo che porta
via via sempre a un maggior livello di empow erment, penso sia importante
questo brutto anglicismo che però da l'idea di non rimanere sempre
comunque le sorelle minori, no: pretendere sempre più, entrare nel merito
di quello che si fa. Comunque ringrazio l'Arcobaleno per l'invito che ci
ha fatto, ch e ha fatto all'Associazione, tanti auguri alle ragazze che
hanno finito il percorso, noi ci siamo, in quello che possiamo
collaborare, molto volentieri.
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Paolo Palmerini
2000-08-07