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Mirna Migliorini - Assessore al Lavoro, Formazione professionale e Politiche Sociali, Provincia di Firenze Le politiche di formazione professionale e di sostegno all'inserimento nel mondo del lavoro delle donne immigrate

Mi sembra molto interessante perlomeno la seduta pomeridiana del Convegno, stamani non ho potuto seguire, questa del pomeriggio mi è sembrata molto interessante e per quanto mi riguarda come amministratrice della provincia di Firenze ne traggo certamente spunto anche per le iniziative. Stavo proprio riflettendo mentre parlavano le relatrici, il relatore precedente, di quanto sia complicato e forse anche sbagliato programmare le attività che il mio assessorato deve programmare, per esemp io sulle politiche del lavoro, in modo particolare della formazione professionale, allorquando non si hanno dati precisi e rispetto questo fenomeno dell'immigrazione soprattutto non tanto sugli aspetti quantitativi, ma in modo particolare sugli aspetti qu alitativi, di merito, mi sembra ecco, proprio stavo riflettendo sulla ancora limitatezza dei dati di cui disponiamo. Melchionda ci dava uno scenario nazionale con dati interessantissimi ma aggregati che ci suggeriscono possibili itinerari di processi di formazione ma poi quando andiamo davvero a programmare, a progettare itinerari di formazione, abbiamo bisogno di eleme nti di maggiore certezza. Ecco che già come amministratrice individuo un campo di lavoro rispetto a questo obiettivo, e proprio come rappresentante della Conferenza Provinciale Permanente sull'Immigrazione credo che uno dei punti che dovremmo porre all'at tenzione della prossima conferenza che terremo, se non vado errata, il 17 di marzo. Credo che sarà proprio questo di approfondire, di fare una indagine, mi veniva proprio in mente, una indagine specifica sulla presenza qualitativa delle donne immigrate ne l nostro territorio provinciale. Per esempio, questo elemento dei titoli di studio che è estremamente rilevante, perché io credo che noi siamo in una fase, lo dico perché è la discussione che facciamo nella Conferenza per l'immigrazione, siamo in una fase in cui dobbiamo assolutamente dotarci di politiche che ci fanno superare la fase un po', come dire, di inizio, un po' emergenziale diciamo così, per affrontare questo fenomeno in tutta la sua sostanza strutturale e allora su questo credo che se vogliamo fare davvero una politica di integrazione, di inserimento seria, tranquilla, costruita sulle fasce di immigrazione del nostro territorio, occorre non soltanto utilizzare la mano d'opera immigrata ma rispettare e valorizzare la qualità delle competenze e la professionalità che queste persone, donne e uomini possiedono, e se del caso aggiornarla, aumentarla, rispetto a obiettivi concreti di inserimento nel mondo del lavoro. Ora la nostra Conferenza Provinciale sull'immigrazione è un po', credo che anche Melchionda me lo possa confermare, un fenomeno credo quasi unico nel territorio nazionale, perché abbiamo anticipato di alcuni anni la legge 40, che parla come voi sapete del Consiglio Territoriale degli immigrati. La nostra esperienza è partita 4 anni fa come scelta dell'Amministrazione Provinciale che ha messo insieme le associazioni degli immigrati, agli Enti Locali del nostro territorio provinciale e i principali servizi , dalla Sanità alla Scuola, alle consulenze di informazione e legale, alle organizzazioni sindacali in modo specifico sui problemi appunto del lavoro. Ma appunto siamo in una fase ormai matura per darsi delle strutture più solide, e per dare maggiori certezze, e quindi io credo che su questo come Amministrazione Provinciale ci troviamo all'incrocio di due fatti profondamente innovativi per quanto riguar da le politiche del lavoro di cui come Provincia siamo titolari. Il primo è la riforma del collocamento, che passa le politiche del lavoro e dell'inserimento al lavoro, dal Ministero del Lavoro passa direttamente alla Provincia; quindi la Provincia è tito lare in toto delle politiche di inserimento. Questo significa che possiamo potenziare e sviluppare, e creare, laddove non ci sono, i servizi veri per l'impiego, perché il collocamento cosìddetto, è servito pochissimo nella nostra esperienza italiana, in 50 anni di esperienza è servito pochissimo, qu esto lo sanno gli imprenditori e lo sa in modo particolare chi cerca lavoro davvero a fare inserimento lavorativo. Un organismo molto burocratico che certificava le presenze delle liste. Bene, noi siamo chiamati oggi, la legge lo impone, ma lo impone come dire anche una volontà soggettiva delle amministrazioni, spinte naturalmente dal bisogno dei cittadini e degli imprenditori, quindi da una politica di sviluppo del lavoro, a dare dei ver i servizi, che partono quindi da informazioni corrette, a politiche di orientamento, e sappiamo che cosa vogliamo dire quando si parla di orientamento, e da politiche di counseling, bilancio di competenze, il vero e proprio incontro: domanda e offerta, ch e non è mai un fatto casuale, automatico, ma deve essere costruito attraverso servizi specifici, e da una volontà forte dell'amministrazione pubblica che fa tesoro anche delle spinte delle organizzazioni sindacali e degli imprenditori, e quindi delle part i sociali. Bene, questi centri per l'impiego saranno aperti anche con specifici sportelli e specifici orari che comunicheremo quanto più possibile capillarmente in modo forte e appunto comunicativo alla popolazione, anche per gli immigrati, per i lavoratori immigrat i, e poi comunque per quelle che si denominano le fasce deboli del mercato del lavoro, in modo da poter sviluppare lì delle vere politiche mirate su queste fasce, per tutti naturalmente, ma in modo particolare per le fasce più deboli, mi rifiuto di dire p er le donne, perché le ritengo non fasce deboli del mercato del lavoro, ma semmai un mercato del lavoro che non è adeguato alla forza del lavoro della donna, alla sua professionalità, ma mi riferisco in modo particolare ai disabili, appunto agli immigrati , agli ex tossicodipendenti, agli ex carcerati, su cui faremo dei servizi specifici. Il secondo fattore di innovazione con il quale ci ritroviamo a ragionare come Amministrazione Provinciale ma che supporta questa politica che ho rappresentato molto schematicamente prima, è quella del nuovo Fondo Sociale Europeo, cioè i finanziamenti che vengono dedicati all'accrescimento della qualità delle risorse umane, per renderle spendibili sul mercato del lavoro. Ecco, il nuovo Fondo Sociale Europeo nella nuova agenda, nel nuovo settennio 2000 - 2006 dedica un asse particolare per le pari opportuni tà e quindi per l'inserimento delle donne nel mercato del lavoro, sia sotto il profilo dell'auto imprenditorialità che, comunque, della capacità di accrescimento professionale per inserirsi nelle opportunità di lavoro; vi è poi l'asse che riguarda appunto le fasce deboli e qui ancora ripeto: gli immigrati, i disabili e diciamo tutti quelli che partono svantaggiati rispetto al resto della popolazione in cerca di lavoro. Bene, rispetto a questo, anche questa innovazione, questa specificazione: voi sapete che il nuovo Fondo Sociale Europeo deriva direttamente dal Trattato di Amsterdam, che è il trattato sulle politiche del lavoro che l'Unione Europea si è data appunto a li vello dell'Europa, che è quello che pone al centro delle politiche comunitarie lo sviluppo dell'occupazione, e quindi lo sviluppo dell'economia dei paesi membri. Bene, su questo, sull'accrescimento quindi del fattore umano e sull'inserimento nel mercato d el lavoro, diciamo della popolazione attiva, ma in modo particolare delle fasce deboli, credo che come Amministrazione Provinciale saremmo chiamati a misurarci, in stretto rapporto naturalmente con gli Enti Locali e quindi con i Piani territoriali di svil uppo ma anche credo in modo particolare avvalendosi dell' esperienza, della competenza e delle conoscenze specifiche di tutta quella parte dell'associazionismo e del volontariato che qui oggi è così ben rappresentata, e che sicuramente saranno un supporto forte, uno stimolo forte, un soggetto forte della programmazione delle nostre politiche sul piano della formazione professionale e delle politiche attive del lavoro. Ecco, questo mi sembra un po' lo scenario su cui noi come Amministrazione Provinciale siamo chiamati a lavorare sempre più in stretto rapporto anche con le politiche nazionali, le politiche regionali, per far sì che davvero queste opportunità di lavoro si ano una valorizzazione complessiva del patrimonio che abbiamo, anche del patrimonio che l'immigrazione oggi porta nelle nostre città. La scommessa è quella che diceva un po'Tatiana poco fa, quella cioè di consentire anche alle lavoratrici, ai lavoratori i mmigrati, in questo caso in modo particolare alle lavoratrici immigrate, di cogliere una fase superiore di inserimento nel mercato del lavoro. Non solo quello dei servizi alla persona, che certamente è un campo grande per tutti noi che dobbiamo sviluppare , ma anche come dire, nelle professioni medio - alte. Come Amministrazione Provinciale noi abbiamo due obiettivi: quello di inserire fasce deboli ma anche quello di sviluppare le fasce medio alte del lavoro, della professionalità, perché attraverso questo credo, non soltanto valorizziamo i livelli di conosce nza, di istruzione, di cultura della nostra popolazione, ma diamo uno stimolo forte, credo anche alle imprese perché abbiano più coraggio di innovazione e davvero di spendere in ammodernamento tecnologico e in processi di innovazione e di prodotto, anche di questo credo è un po', come dire, la parte che non consideriamo mai, ma per lo sviluppo noi abbiamo bisogno di forti capacità professionali ma anche di forte coraggio da parte del mondo imprenditoriale nel fare le scommesse sui nuovi settori e sulle nu ove tecnologie.


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Paolo Palmerini
2000-08-07