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Antonella Pieri

Io volevo fare soltanto brevissime riflessioni; più che altro sono stata sollecitata dal mio Assessore a parlare, per come ha in qualche modo difeso il nostro servizio e quello che ha detto su come noi, come educatori pubblici, difendiamo il nostro serviz io; io sono solo 10 anni che lavoro nel servizio asili - nido. Le riflessioni che mi interessava di fare sono due. Una sulla professione dell'educatore. Allora, per fortuna, perlomeno la bozze di legge che fino adesso sono circolate le bozze della proposta di modifica, la 1044 prevedono un percorso universitario per la formazione degli educatori dell'asilo - nido. Que sto mi è sembrata una scelta importante, una scelta di cambiamento radicale di ottica di questa professione, io penso che sia il minimo, sia il minimo e questo mi ha fatto molto piacere e spero che poi nel progetto di legge finale esista e rimanga questo tipo di formazione professionale; perché io penso questo, che fare l'educatore dell'asilo - nido è un profilo professionale preciso, come fare la maestra di scuola materna, come fare la maestra di scuole elementari. Questo non preclude assolutamente che altre figure poi si possono occupare di bambini da 0 a 3 anni, nel senso che come ci sono altre figure professionali che si occupano dei bambini da 6 a 12, ci sono gli operatori delle ludoteche, ci sono gli operatori di strada, ci sono mille figure professionali che si occupano dei bambini da 6 a 12; ma nessuna di questa si chiama: "maestra elementare" se non ha fatto un percorso preciso di formazione. Allora, asilo - nido secondo me in questo momento, dovrebbe poter avere un copyright, cioè asilo - nido secondo me deve essere qualcosa di preciso, di connotato, dopodiché ci possono essere altre mille esperienze da fare, e tutte ben vengano, e tutte come ha detto giustamente però l'Assessore Lastri, sono e nascono prop rio perché è esistito e esiste l'asilo nido, quindi ripeto, secondo me, ed è uno scatto di orgoglio quello che dico: educatore di asilo nido è una figura professionale molto precisa; tutto il resto può essere altro e ripeto, ben venga altro, perché tutto arricchisce il panorama dell'esperienza che si può fare con questi bambini che sono sempre, tra l'altro, fonte di cose incredibili, con cui si può fare con loro. Mi pare però si debbano mettere alcuni paletti fermi che non sono, secondo noi una rigidità, ma semplicemente sono qualcosa che parte dai bisogni del bambino. Un bambino che, devo dire, purtroppo ho visto particolarmente assente in questo Convegno: si è parlato di bisogni della famiglia, e una cosa che mi ha, devo dire molto preoccupato, è stato l'intervento della signora Faltoni che è partita, ed anzi ha portato come innovativo questo fatto, di riuscire a creare modelli flessibili a partire diciamo, dal tessuto economico eh, delle varie realtà in cui si opera; questo mi ha preoccupato, invece di trovarla una cosa positiva, mi ha preoccupato molto, si parte dai bisogni non delle famiglie, attenzione, addirittura dai bisogni del mondo del lavoro, dal bisogno dell'imprenditore per fare un servizio per il bambino. E' un'ottica che mi preoccupa molto , ecco; perché secondo me l'utente del servizio asilo - nido è il bambino e non può che essere il bambino. E' ovvio che il primo strumento per riuscire a far stare bene il bambino, il primo strumento non può che essere riuscire ad armonizzare i bisogni de lla famiglia, ma il primo utente non può che essere il bambino. E tutte le altre modalità di lavorare mi preoccupano, e chiedo a coloro che si occupano di infanzia, appunto, di partire, di riuscire a partire sempre da quest'ottica, i bisogni del bambino, questo è diciamo, il punto focale in cui noi come asilo - nid o fiorentino e devo dire in questo senso, perlomeno fino ad ora, il Comune di Firenze ha fatto tanto, è questa l'ottica in cui come educatori pubblici ci mettiamo, siamo noi dei grossi supporti alle famiglie perché le famiglie vengono da noi, ci chiedono, e noi talvolta riusciamo ad entrare in quello che è un "conflitto", perché noi in questi tempi lavoriamo tanto con le famiglie. Non sempre i bisogni delle famiglie collimano in maniera perfetta con i bisogni del bambino e questo è preoccupante, però è un'ottica in cui assolutamente bisogna mettersi, non si può secondo me schiacciare l'esigenza del lavoro, secondo me bisognerebbe in qualche modo riuscire a supportare le famiglie nello stare insieme, come famiglie. Una cosa che, devo dire, mi ha preoccupato un pochino, dopo essere stata d'accordo fino ad ora con l'Assessore Lastri, quando si parlava dei servizi dopo cena, ecco; que sti sono servizi che mi preoccupano molto specialmente nella fascia di età 0 - 3 anni su cui opero io, insomma, quantomeno poter dormire nel proprio letto la notte, ecco, mi sembra un po' il minimo che si possa consentire ad un bambino da 0 a 3 anni.


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Paolo Palmerini
2000-08-07