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Raffaello Profeti - Assessorato alle Politiche del Lavoro, all'Istruzione e alla Formazione, Regione Toscana: Gli interventi dell'amministrazione pubblica nell'ambito dei servizi all'infanzia

Dunque, parafrasando quello che è stato il tema di questa prima mattinata, la grande richiesta di innovazione nei servizi all'infanzia, io mi sento di poter dire che c'è una grande risposta di innovazione nei servizi all'infanzia e questa grande innovazio ne è dovuta ad una congiuntura che è già stata sottolineata proprio dalla professoressa Taglianini e cioè da questa sinergia tra tre leggi, la cosiddetta legge Turco del '97, la legge 72 del '97 di riordino del sociale, e questa nostra legge 22 che regol amenta l'area educativa, e che quindi non è la legge per gli asili - nido ma attiene anche agli altri interventi che riguardano per esempio i centri di infanzia e adolescenza, e famiglia, e giovani. Quindi le tre leggi hanno avuto una sinergia veramente i nteressante, tanto che si è creata un'unicità tra le tre leggi, che riguarda sia i soggetti della programmazione che sono per l'appunto individuati nei Comuni, nelle zone socio educative, e nella regione, quindi nelle procedure della programmazione si par la appunto di piani comunali, piani di zona e del piano di indirizzo regionale; di ambiti di riferimento e si delinea un doppio flusso di programmazione che va dalla regione con i propri indirizzi verso i Comuni, che devono appunto programmare i piani del loro territorio, per tornare verso la Regione. In questo ciclo si è privilegiato appunto il criterio della sussidiarietà, cioè gli Enti devono realizzare quanto serve per rispondere ai bisogni presenti a quel livello, e soprattutto il decentramento, il decentramento verso le zone e verso i Comuni e questo appunto credo che sia un'innovazione veramente notevole. La legge 22 ha poi recepito una serie di principi e di strategie che erano all'interno dei programmi regionali e comunali, ma che non avevano trovato mai un'accoglienza in una legge che riguardasse appunto l'educazione. Mi riferisco per esempio ai princi pi dell'integrazione, della continuità integrativa a fronte della continuità evolutiva della persona, della necessità di un coordinamento, del fatto appunto che gli interventi sono efficaci e quindi hanno, per esempio, una valenza preventiva se la loro co ntinuità si estende non solo nel tempo accompagnando una persona, ma se c'è una continuità territoriale, se quindi c'è una grande penetrazione nel territorio e una copertura nel territorio come mediante i servizi rivolti all'infanzia, all'adolescenza e ai giovani, perlomeno per la legge 22. La legge 22 contiene poi a parte questi recepimenti da parte di un'esperienza pluriennale che i Comuni e la Regione hanno in questo settore, delle novità che sono veramente, totalmente assolute. Intanto la prima anche se di minore interesse della platea, io ve la voglio dire, è quella della novità nella programmazione; intanto appunto i progetti che la Regione cerca di sollecitare nel territorio sono progetti rivolti all'innovazione e al cambiamento, e si è cercato soprattutto di creare uno strettissimo l egame, di indurre quindi uno strettissimo legame nella programmazione territoriale tra quelli che sono i bisogni e i diritti tra la popolazione, con poi tutti gli strumenti che vengono posti in essere dai Comuni e dalla zona per rispondere a questi bisogn i, e quindi qualsiasi strategia deve essere strettamente legata al bisogno e al diritto. Si devono dichiarare con chiarezza quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere, e i risultati che ci si attende, e poi si deve attivare un sistema di verifica per capire se questi obiettivi sono stati raggiunti. Ecco, questa è effettivamente una grandissima innovazione nella programmazione regionale, porre il diritto e il bisogno come primo momento della programmazione, del circuito della programmazione; ed è una rivoluzione questa, perché se voi pensate che prima della legge 22, la Regione finan ziava o contribuiva al finanziamento dei servizi sulla base della presentazione dei progetti da parte dei Comuni: quindi c'era una specie di concorso e venivano in qualche modo premiati i progetti migliori. Questo ha fatto sì che la realizzazione dei servizi all'interno della Regione Toscana ha seguito una logica che non era legata al bisogno e alla necessità, ma appunto anche alla bravura, alla capacità di confezionare progetti, per cui i servizi si sono c ollocati anche da un punto di vista visivo in certe direttrici; si potrebbe dire lungo la Firenze - mare soprattutto e con qualche discesa lungo la costa. Questo ha comportato evidentemente una disuguaglianza nell'utilizzo, nel diritto di pari accesso al le opportunità, ecco, questo tipo di programmazione prevede che i budget a disposizione della Regione che non sono molti, sono 14 miliardi e mezzo, vengano attribuiti sulla base di criteri oggettivi a tutte quante le zone e i criteri oggettivi che abbiamo utilizzato prevedono intanto soprattutto la composizione della popolazione, per cui dove ci sono più bambini ci vanno più finanziamenti, e poi ci sono anche dei criteri inversamente proporzionali e sono quelli relativi alla presenza di servizi, meno ce n e sono e più il contributo è forte; questo appunto per quanto riguarda, diciamo gli investimenti, quindi anche questa è una grande innovazione e i contenuti della programmazione come vi dicevo sono stati rimodellati, le pari opportunità, l'innovazione, il cambiamento, ma soprattutto la diversificazione dell'offerta, fino a prima della legge 22 c'era praticamente un'unicità dell'offerta, a questo punto penso alla prima infanzia, che era costituita dal nido e una poi miriade di cosiddette nuove tipologie c he venivano realizzate sulla base di progetti sperimentali che però, erano totalmente volontari e che non coprivano se non parte dell'utenza potenziale e della domanda. A questo punto invece la legge assume proprio la flessibilità e la diversificazione co me uno degli obiettivi della legge e della programmazione, l'altra innovazione è quella della creazione di un mercato privato, proprio per rispondere ai bisogni della popolazione. Io non ho assolutamente tratteggiato lo scenario in cui questa legge si inc astona, proprio per il fatto che era già stato fatto dei precedenti interventi, ma come veniva già detto la risposta è una risposta molto parziale, intorno al 10% degli aventi diritto, e le difficoltà e i costi delle realizzazioni da parte delle istituzio ni sono note, quindi l'apertura ad un mercato privato sarà senz'altro uno strumento e una modalità per rispondere in maniera maggiore all'utenza. Questa apertura al mercato evidentemente ha necessitato da parte della Regione di individuare regole che governino questo mercato, proprio perché anche il mercato privato abbia una qualità che sia pari a quella degli interventi pubblici. Per questo appunt o la Regione Toscana ha approvato questi famigerati regolamenti, vengono ricordati non con grande apprezzamento, sicché ora io naturalmente li difenderò un pochino, ecco i regolamenti regionali attendono alle tipologie che la legge contiene, e queste tipo logie sono il nido d'infanzia naturalmente, poi il micro nido e all'interno del nido, sulla base proprio delle richieste, delle famiglie o delle necessità che vengono rilevate dalle Amministrazioni, si possono individuare anche delle modalità di nido a te mpo parziale. Quindi all'interno del nido possono essere previste delle frequenze minime di quattro ore, o solo la mattina, o solo il pomeriggio, utilizzando o no il servizio di mensa; io credo che questa sia stata l'innovazione che ha scandalizzato più d i tutte le altre, soprattutto gli operatori del nido, proprio perché si va ad incidere in maniera profonda su quello che è un servizio fino a questo momento complesso e monolitico. Noi tutto sommato facendo quest'operazione di flessibilizzazione anche del nido, abbiamo recepito quello che sta succedendo in Toscana già da tempo, cioè la Regione non ha inventato praticamente niente, anche in questo tipo di flessibilizzazione, né ha vo luto mettere in difficoltà gli operatori che sicuramente avranno un impegno aggiuntivo nel trovare soluzioni educative che diano qualità a questo tipo d'intervento, però ripeto, abbiamo rilevato e recepito quanto sta succedendo da tempo in Toscana; vi son o molti nidi pubblici che hanno questo tipo di offerta e noi abbiamo normato in legge e in regolamento previsto proprio questo. Avevamo poi appunto un'esperienza pilota di cui credo verrà fatto specifico cenno, l'Isola che non c'è, di Terranova Bracciolini, che ci ha confortato che la scelta che stavamo per prendere era la scelta giusta; le sperimentazioni sono servite proprio a q uesto, cioè abbiamo recepito tutto quanto, ha dato prova nel tempo veramente positiva, è una grande innovazione che fa sì che i genitori che vogliono portare il bambino in un servizio molto strutturato dove l'attenzione all'educazione è massima, e voglion o usufruirne per il loro bambino salvaguardando anche spazi di presenza all'interno della famiglia, ecco, hanno questo tipo di possibilità. Poi c'è il nido integrato, il cosiddetto centro per bambini e genitori, per tutti quei genitori che non vogliono de legare totalmente all'istituzione l'educazione del loro bambino ma che vogliono partecipare attivamente, quindi con gli operatori, con il proprio bambino, con gli altri bambini, e con gli altri genitori alla costruzione e alla realizzazione di un progetto educativo. Abbiamo dato la possibilità a questi genitori di frequentare appunto quello che viene chiamato il "centro dei bambini e dei genitori", possono starci tutti i giorni con il loro bambino e, come dicevo prima, concorrere alla realizzazione del pr ogetto educativo. La ritrosia appunto nei confronti di questo regolamento é che spesso si è pensato che queste siano imposizioni, no, i Comuni possono realizzare Centri bambini - genitori, possono non realizzarli se non c'è questo tipo di domanda o se viene ritenuto, appun to, inopportuno. Poi ci sono i cosiddetti Centri giochi - educativi, anche questa è una realizzazione, se verrà fatta, che è stata ritenuta eretica perché si riduce, come vedete forse dai titoli non traspare, però si riduce un pochino quello che è il cont enuto educativo dell'offerta, massimo gli asili - nido, un po' inferiore per quanto riguarda il Centro bambini, il Centro gioco - educativo, per il fatto che questa offerta è per fruizioni saltuarie o temporanee, qui appunto ecco si raccoglie non solo chi non vuole essere legato a problemi di tempo e di orari all'interno della fruizione ma, e quindi c'è una libertà grande nell'affidare il bambino e poi riprenderselo, ma anche per tutti quei bisogni che sono temporanei o saltuari; fare la spesa, andare dal parrucchiere, studiare, e ci sono delle madri che si stanno preparando agli esami della scuola, universitari; perché non è possibile studiare tranquillamente mentre un servizio molto flessibile si prende cura del bambino? Ecco, questo servizio lo permett erà: ripeto, credo che ci sia un grosso carico sugli educatori perché dovranno trovare delle metodologie educative che si adattino a questi modelli, però l'esperienza che gli operatori hanno è così grande che sicuramente questi servizi non saranno servizi di serie "B". E poi ci sono i servizi domiciliari, questa di nuovo è un'innovazione, la prima innovazione in Italia di questo tipo. Presso il domicilio dell'operatore o presso il domicilio della famiglia, possono essere istituiti questi servizi, appunto per massimo 5 bambini, e che verranno realizzati o da singoli operatori, oppure da associazioni o cooperative, proprio perché si parla di domicilio, e perché appunto l'operatore può anche essere inserito in un contesto di cooperative o di associazione. Ecco, questo è il panorama molto, molto variegato dei servizi che la Regione Toscana ha normato e questo come si diceva prima, perché è stato fatto? E' stato fatto intanto per diffondere al massimo questi servizi, per garantire le famiglie. Questo mercato privato, come dicevo prima, non sarà un mercato deregolamentato, perché diciamo che nei regolamenti si prevede due possibili posizioni del privato all'interno del panorama dei servizi, c'è la possibilità che il privato chieda soltanto l'autorizzazione al l'apertura e al funzionamento, in questo caso dovrà avere le caratteristiche che il regolamento prevede. Se invece il privato vuole diventare parte della rete, a questo punto è un mix pubblico privato della rete dei servizi che in Regione Toscana hanno qualità ulteriori rispetto a quelle necessarie per l'autorizzazione, allora dovrà appunto avere le qualità previste per l'accreditamento e coloro che ne faranno richiesta verranno accreditati se appunto avranno queste qualità. Questo cosa permetterà? Permetterà a questi soggetti accreditati di convenzionarsi con il Comune, che sulla base di un regolamento per l'appunto comunale, potrà anche disporre l'utilizzo da parte della famiglia di buoni servizi presso le strutture accreditate. Ecco, quindi il privato, come dicevo prima, si può porre in due posizioni diverse: in un mercato totalmente libero, però regolamentato dai criteri per ottenere l'autorizzazione, e invece un mercato che può essere anche di convenzionamento con il pubblico per il privato accreditato. Questo appunto, come dicevo prima, si spera che incentiverà la risposta, che coprirà di più il territorio regionale con i servizi rivolti all'infanzia e che quindi, proprio per questa normativa, soprattutto dell'accreditamento, siano servizi di qualità. Ma questa scelta del mercato si pensava che potesse servire proprio anche a promuovere lo sviluppo di impresa, e quindi a migliorare quella che è l'economia locale, proprio per questo appunto si offre con questa opportunità, non solo opportunità lavorativa alle donne, ma pari opportunità nel poter accedere a lavori che altrimenti probabilmente la donna non avrebbe potuto esprimere. In questo ambito e naturalmente per sfruttare tutte le opportunità che anche l'Unione Europea ci o ffre, visto la limitatezza delle risorse pubbliche, ci siamo inseriti come Regione Toscana nell'utilizzo dei fondi FSE per cui la Regione avrà a disposizione dei budget proprio per l'incentivazione della nuova impresa femminile per i servizi rivolti alla prima infanzia.


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Paolo Palmerini
2000-08-07