Due parole di premessa. Il problema del tempo, per riallacciarmi anche alle conclusioni della dottoressa Prati, e l'integrazione soprattutto dei vari tempi, sia soggettivi e di relazione sociale, è oramai diventato uno dei temi centrali nella nostra società, sia per quella che da tutti viene sottolineata, la cosiddetta scarsità di tempo, dove in modo spesso anche contraddittorio, si riduce, da una parte il tempo di lavoro, sia dei lavori solidi o dei cosiddetti lavori fluidi, ma aumenta corri spondentemente e in misura maggiore, il tempo dedicato o desiderato più o meno per la soddisfazione dei bisogni soggettivi e dei bisogni relazionali. Il tema del tempo è un problema per la crescente difficoltà di comporre interessi ed esigenze diverse fra i vari tempi di lavoro, di vita e delle varie categorie sociali. Quindi: da una parte il tempo a nostra disposizione al di fuori del tempo lavorativ o oggettivamente aumenta, ma soggettivamente, sia individualmente che familiarmente, nel suo complesso diminuisce, e soprattutto è sempre più frammentato, articolato; i segmenti temporali sempre più difficilmente fra loro integrabili, e con una crescente incompatibilità spesso proprio fra attività che ognuno di noi svolge, e i vari tempi. E questo è un po' il quadro generale che abbiamo cercato di impostare per realizzare anche la nostra ricerca, ricerca che è stata consegnata e su cui io non potrò intervenire in modo molto diffuso, ma che se qualcuno avrà la pazienza di sfogliare almeno i dati conclusivi del questionario, ecco potrà rendersi conto come questo problema del tempo e quindi della scarsità del tempo è uno dei problemi appunto rilevanti, messo in evidenza anche dal nostro target di intervistati. E dicevo in modo particolare l'organizzazione del tempo è proprio quello di conciliare e tempi familiari nelle varie tipologie di famiglie presenti, e i tempi di educazione, di socializzazione, oppure anche di semplice custodia dei figli. La ricerca riguarda, così tanto per entrare un po' nel merito e per accennare sinteticamente estrapolando dal complesso dei dati raccolti alcuni dei più significativi, dicevo la ricerca riguarda l'esigenza espressa da un campione di genitori, esattamente 369 su 1453 utenti che formava l'universo di riferimento della nostra ricerca, intervistati in particolare su due aspetti: dell'organizzazione dell'asilo nido: uno i tempi, e l'altro la presenza in atto, di presenze cosiddette extra comunitarie, cioè non di bambini non italiani, o la prospettiva di presenza anche a livello di educatori di personale appunto non autoctono, come si dice. Ovviamente le risposte riguardano un target estremamente privilegiato, perché come già diceva nell'introduzione la professoressa Taglianini, gli utenti dei nidi sono ancora una minoranza rispetto a coloro che fanno domanda, o che desidererebbero appunto p oter mandare i figli in queste strutture; per cui, ecco le risposte, sia quelle a cui accennerò io, sia anche la ricerca per chi, dicevo prima, avrà la pazienza di sfogliarla, va letta in questa prospettiva, cioè che ci rivolgiamo ad un target che ha avut o la possibilità appunto di accedere all'utilizzazione dell'asilo nido. Ecco in modo molto sintetico, per rimanere nei tempi stabiliti, e partendo proprio dal fatto che tutti affermano come la domanda di servizi è oggi uno dei problemi centrali per l'orga nizzazione familiare, un dato che viene sottolineato è che quando chiediamo chi si occupa del bambino o della bambina, spesso in maggioranza figlio unico, ancora, appunto come sottolineava la dottoressa Prati prima, quasi l'87% circa, a occuparsi del bamb ino sono direttamente i genitori, per cui risulta molto retorico il ruolo dei nonni, o di altri sostegni, e qui naturalmente si aprirebbe un discorso anche sul ruolo dei nonni, e non solo, degli anziani che veramente sempre meno vogliono essere i semplici custodi, ma questo è un problema che non riguarda il Convegno di questa mattina. La richiesta principale che viene espressa dalla grande maggioranza degli intervistati, è per un orario più flessibile in modo da poter comporre, così in modo meno nevrotico, i vari tempi di lavoro, di vita, tempi familiari e così via. La flessibilità è s oprattutto per un'eventuale posticipazione, o diversa articolazione dei tempi, a seconda delle varie tipologie, anche di asilo nido pomeridiana soprattutto, la mattina funziona abbastanza bene, per tutti. E soprattutto un ausilio maggiore, ecco la domanda importante, di circa il 35% degli intervistati, è un ausilio maggiore da parte del Comune, in questo caso, o almeno di strutture pubbliche, durante le vacanze estive, e un'assistenza domiciliare durante le malattie dei bambini, perché spesso non sanno a chi affidarli. Si richiede inoltre, anche l'aumento di servizi complementari di attività motorie, musicale e questo naturalmente riguarda quello che è il livello sempre più alto di bisogni anche relazionali, soggettivi, ricreativi, eccetera. Quello che viene messo in evidenza dagli utenti, da questo target di utenti, è la sostanziale soddisfazione per l'ambiente educativo dell'asilo - nido e qui si nota una profonda trasformazione, a mio avviso fondamentale, per cui l'asilo - nido non viene più visto come semplice ambiente di custodia e di assistenza, ma con un ruolo invece, di carattere socio pedagogico fondamentale per la formazione del bambino; e la soddisfazione per l'ambiente educativo è molto ampia nei genitori, quindi le risposte evide nziano una maturità culturale e psico-pedagogica che vede l'asilo-nido non solo funzionale alle esigenze lavorative, ma anche come ambiente fondamentale per la socializzazione del bambino, la stessa soddisfazione manifestata per la professionalità degli e ducatori. La figura dell'educatore, questo è l'ultimo punto a cui voglio accennare, per la figura dell'educatore si dà molta importanza al titolo di studio, e alla perfetta conoscenza della lingua italiana: circa il 50% delle risposte sottolineano questo aspetto, e questo poi è un dato importante per la presenza anche di eventuali educatori non italiani ovviamente. Non risulta nessun atteggiamento di prevenzione verso l'eventuale presenza anche di educatori non italiani ed extra comunitari, ovviamente rispondente a lle caratteristiche sopra citate, che parlino bene l'italiano, che abbiano un titolo di studio e quindi una professionalità adeguata al ruolo da svolgere, non si vogliono affidare i bambini al primo venuto o alla prima baby-sitter che si presenta. La presenza nell'asilo - nido e la relazione con bambini extra comunitari: ecco dall'88% delle nostre risposte viene valutato positivamente, per l'educazione del bambino, tanto che molti non si sono nemmeno accorti, cioè non avevano avuto problemi, o non si erano proprio accorti della loro presenza all'interno dell'asilo - nido, ritenuta oramai come un fatto normale. Una buona percentuale riterrebbe inoltre utile anche un asilo - nido eventualmente di tipo aziendale, eventualmente condominiale, magari cos ì come sono i progetti che sono stati alcuni realizzati, altri impostati in altre parti d'Italia. Ecco quindi allora il nido, perlomeno da questo target di intervistati, è ormai, per chi vi può accedere ovviamente, uno degli ambiti privilegiati in cui il bambino costruisce la sua identità, ma soprattutto sperimenta le prime forme di relazione e di int erazione con gli altri, sia con adulti significativi, ma soprattutto con coetanei, ed è importante per tutti, ma soprattutto per i figli unici che spesso non hanno possibilità di relazione con i coetanei. In una società inoltre, come è già stato sottolineato, dove oramai il multiculturalismo è un processo irreversibile (e positivo a mio giudizio), ed anche la relazione con coetanei e relatori non italiani, ma ormai in numero crescente "italiani" perché nat i in Italia, perché parlano la nostra lingua, perché sono cittadini italiani a tutti gli effetti, è un fatto. Un po' ha sorpreso l'alto numero di risposte che considera questo fatto come positivo, in controtendenza all'opinione spesso diffusa o spesso enfatizzata anche dalla stampa: ecco la presenza di bambini immigrati dal nostro target viene considerato come po sitivo e normale, e quindi in fondo l'impegno per l'accesso di un numero sempre maggiore di fanciulli a queste strutture, al di là di ogni retorica, non è più solo un aiuto funzionale all'organizzazione lavorativa o familiare, ma diventa, fra le altre cos e, oltre a quella che è la formazione fondamentale della personalità del bambino, anche uno degli strumenti forse primari della nostra realtà italiana per costruire, un processo di integrazione sociale, di convivenza solidale in una società appunto plural ista, in una società dove l'interculturalità è un fatto oramai irreversibile e positivo.