|
| |||
|
|
Redazionale a cura di Associazione Progetto Arcobaleno Comune di Firenze Associazione
Progetto Arcobaleno Assessorato
Politiche socio-sanitarie Assessorato
Politiche del lavoro e immigrazione Vivaio: un’idea di sviluppo sostenibile
centrata sulla persona WORKSHOP 14 novembre 2001 Sala Incontri – Palazzo Vecchio Perché
un workshop di presentazione del VIVAIO Il gruppo di lavoro del progetto VIVAIO ha presentato in questa occasione il lavoro di messa a punto del piano di fattibilità e le fasi del progetto ad un pubblico di interlocutori del territorio, con l'obiettivo di condividere su base ampia le linee di sviluppo del progetto, sulle quali dimensionare il piano di fattibilità ed in base alle quali definire il processo del VIVAIO. COSA E’ STATO IL WORKSHOP Il lavoro è stato completato ed integrato dal contributo del gruppo dei partecipanti presenti in aula, costituito dai rappresentanti degli altri soggetti pubblici e privati, invitati al workshop in quanto strategici per la messa a punto ed il radicamento territoriale del progetto VIVAIO. Questa news letter raccoglie i risultati salienti di questa giornata di lavoro, frutto della collaborazione di tutti i partecipanti, che ringraziamo per la disponibilità e l'impegno. PAROLE CHIAVE
PER UN CONFRONTO CON GLI ATTORI LOCALI
L’apporto di alcune esperienze
esemplari: diversità e sviluppo locale partecipato. DIVERSITY MANAGMENT Alessandra Meacci – ISTUD –
Milano ISTUD, scuola di
management riconosciuta a livello internazionale, svolge attività formative e
di ricerca. Ha realizzato a livello nazionale ed internazionale il progetto
Diversity Management, che intende promuovere nelle organizzazioni criteri,
metodologie e strumenti innovativi per la valorizzazione delle differenze,
nella gestione delle risorse umane. Sulle differenze di genere: E’ importante: • superare l’attribuzione stereotipale al maschile e femminile e puntare piuttosto sulle individualità • leggere la
costruzione del genere come prodotto culturale di un determinato contesto
organizzativo • utilizzare
metaforicamente le differenze di genere, talora difficilli da comprendere ed
applicare, trasformandole in risorsa specifica, elemento di creazione del
valore, vantaggio competitivo • riconoscere e valorizzare le parti ”femminili” che uomini e donne possonno negarsi all’interno di una cultura prevalentemente maschile. Cosa si intende per Diversity Management: Approccio "diversificato" alla gestione delle risorse umane, finalizzato alla creazione di un ambiente lavorativo inclusivo, che favorisca l’espressione del potenziale individuale e lo utilizzi come leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi organizzativi. Le aziende investono in Diversity Management per: • Riflettere le evoluzioni del mercato (serve manodopera
nuova, qualificata, per lavori non più coperti dagli italiani) • Attrarre e trattenere gli alti potenziali (per evitare turnover, occorre far “sta bene” le persone) • Aumentare il numero di donne manager • Contenere i costi di turnover del personale • Aumentare la creatività e l’innovazione • Migliorare la gestione degli espatriate • Conquistare mercati potenziali (meglio individuati valorizzando le specificità e le differenze di genere o di cultura). I cinque
stadi dell’investimento nella diversità
Ovviamente i primi due stadi portano ad un investimento solo formale. Le 10 regole della Diversity Management 1. Per creare pari opportunità ciascuno deve essere trattato in modo diverso. 2. DM ha un duplice significato: non solo abbattere le barriere, ma anche liberare il potenziale di ognuno. Ogni singolo dipendente rappresenta un asset importante per la competitività aziendale. I valori e la cultura sono il collante dell’organizzazione. Il diversity management si basa sul commitment del vertice. Il diversity management non riguarda soltanto gruppi di minoranza (se così fosse sarebbe solo di basso profilo). C’è posto per tutti in un’organizzazione inclusiva. 8.
Il diversity
management è una parte integrante della
strategia d’impresa, non un’appendice 9.
Valorizzare le diversità è qualcosa che le persone fanno, non qualcosa che
si fa alle persone 10. La diversità è un potenziale da utilizzare, non un problema da risolvere. SVILUPPO LOCALE
PARTECIPATO Marilena Minarelli–
GALASSIA – Rete italiana incubatori per lo sviluppo locale. Galassia nasce nel
settembre del 2000 a conclusione di un intenso lavoro di scambi e relazioni tra
soggetti pubblici e privati che hanno realizzato esperienze di promozione dello
sviluppo locale attraverso la creazione di piccole imprese, il supporto alle
nuove professioni e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile nel nostro paese. Lo scenario Mondializzazione dell’economia e sviluppo locale: In tutto il mondo c’è un rinnovato interesse per i modelli locali di sviluppo che nasce dal riconoscimento dei numerosi limiti generati dai processi di mondializzazione dell’economia, che spesso sono accompagnati da una distribuzione fortemente squilibrata della ricchezza prodotta. Questo si traduce in un enorme aumento delle popolazioni e dei gruppi sociali in difficoltà, anche nei Paesi più industrializzati. Crisi del welfare e sviluppo locale: La crisi del welfare può essere letta come crisi del rapporto tra mondo produttivo e mondo improduttivo, cioè il mondo della riproduzione sociale, che è un mondo tipicamente locale.
L’organizzazione pubblica prima realizzava politiche sociali che erano percepite come un vantaggio dal mondo della produzione: oggi non è più così, ma come può un mondo vivere senza l’altro? Un modello di sviluppo pensato unicamente come crescita economica moltiplica il fabbisogno di risposte di tipo sociale a tutto ciò che la crescita stessa produce come esternalità, come marginalità, come sottoprodotti, in definitiva, come costi. Il nuovo approccio europeo allo sviluppo: Le Linee Guida della Commissione Europea per contrastare la disoccupazione e l’emarginazione socio-economica, si basano su un nuovo approccio allo sviluppo con il quale si assume il fatto che esso non dipende unicamente da variabili economiche, ma è la risultante della capacità sociale di determinarlo, perseguirlo e controllarlo. I criteri dello sviluppo Il terreno dello sviluppo locale: non c’è un “modello”di sviluppo locale. Esistono dei criteri con i quali tentare di costruire delle risposte ai problemi di oggi.
Questi criteri richiedono dei cambiamenti nel modo di pensare e di agire. In questo senso, lo sviluppo locale è fondamentalmente un processo di cambiamento. 1. Lo sviluppo locale ruota attorno alla valorizzazione delle risorse endogene. Non c’è area che non possegga almeno una risorsa sfruttabile. Tra tutte le risorse ce n’è una che abbonda ovunque: il capitale umano. 2. La dinamica economica, se non intrecciata con una precisa finalità di riproduzione sociale, genera un universo “improduttivo” spaventoso e, soprattutto, brucia risorse. Più cresce il dinamismo economico più crescono i bisogni sociali. Serve pertanto un’ampia piattaforma di servizi. Quando si riesce a creare un ambiente attento ai temi della riproduzione sociale, le donne, i giovani, i disoccupati riescono ad entrare in gioco più facilmente, anche sul terreno imprenditoriale.
3. Alcuni fenomeni cruciali per un territorio o per una comunità come la povertà, la disoccupazione e lo sviluppo economico, non sono neutrali da un punto di vista di genere. Se le politiche sono impostate senza considerare il genere, va da sé che donne e uomini non potranno che beneficiarne in modo diseguale. 4. Lo sviluppo locale è fortemente condizionato dalla volontà e dalla capacità degli attori presenti sul territorio di identificare specifiche mete per la propria area e creare un vasto consenso sugli obiettivi e nel coordinamento delle azioni. Coltivare un ampio sistema di opportunità di espressione, di circuiti partecipativi e di scambio, genera un'attitudine all'ascolto che riduce il pericolo di impostare politiche escludenti ed è alla base della creazione di "catene del valore" territoriali. Il partenariato: occorre creare un circuito partecipativo di espressione di tutti gli attori locali interessati al progetto, un contesto in cui tutti siano importanti, dalle istituzioni alle piccole organizzazioni. Se si pone attenzione alla soggettività, ai problemi della quotidianità, agli ambienti di vita si riuscirà a creare questo circuito che permetta lo scambio e la partecipazione di tutti i soggetti interessati.
5.Il carattere locale dei mercati del lavoro è ampiamente dimostrato: c'è un'influenza decisiva delle strutture produttive territoriali e delle loro trasformazioni, sia sulla domanda che sull'offerta di lavoro. Per evitare lo scivolamento o la tentazione del localismo, occorre creare contesti culturali, sociali ed economici innovativi, capaci cioè di integrare i fattori esogeni con quelli endogeni. Il vivaio dovrà porsi come strumento specializzato per favorire scambi, non dovrà essere solo per le donne immigrate ed innalzare la sola bandiera dell’integrazione. Per concludere Un processo
significativo di cambiamento, orientato allo sviluppo locale, potrebbe quindi
basarsi su: 1. ri-costruzione di una relazione sinergica
tra il mondo produttivo e quello della riproduzione sociale, a beneficio di
entrambi. 2. incorporazione del
principio della differenza di genere nelle politiche. 3. attivazione di circuiti di scambio e
integrazione tra risorse endogene ed esogene, per identificare le catene del
valore. 4. coordinamento delle azioni di
valorizzazione del capitale umano.
La parola alle Istituzioni Marzia Monciatti – Assessore alle Politiche del lavoro e immigrazione -
Comune di Firenze Elisabetta Del Lungo – Assessore alla cultura, turismo, sport e pari
opportunità - Provincia di Firenze Ambrogio Brenna – Assessore Industria, Artigianato, Piccole Medie Imprese
- Regione Toscana Lucetta Tre Re - Direttore Sicurezza Sociale, Comune di Firenze Cristina Bandinelli – Presidente Comitato per l’imprenditoria femminile
della C.C.I.A.A. di Firenze Marzia
Monciatti – Assessore alle politiche del lavoro e immigrazione – Comune di
Firenze Il Comune ha apprezzato la finalità il metodo e la serietà del progetto VIVAIO, così come per altri progetti che già condivide con l’Associazione Progetto Arcobaleno. Il problema del lavoro, nel nostro territorio, dove è basso il tasso di disoccupazione (5%), si pone soprattutto per alcune fasce deboli: giovani poco secolarizzati, donne anche adulte che cercano di rientrare nel mercato, immigrati, tra cui si individua in particolare il problema di inserimento delle donne, in quanto meno scolarizzate o preparate degli uomini. Per questi target è importante potenziare e perfezionare l’offerta formativa, coniugata all’istruzione, affinché tutte le persone possano arrivare a scegliere il proprio lavoro, in base a bilanci di competenze che tengano conto via via del percorso svolto. Il lavoro atipico: secondo dati INAIL nella Provincia di Firenze il 37,7% dei lavoratori rientra in questa macro-categoria. Non sempre il lavoro atipico è scelto, piuttosto è subito e vissuto come lavoro precario, instabile, produttore di nuova marginalità: in queste condizioni è diffide pensare e realizzare un vero e proprio sviluppo di carriera. Immigrati: spesso svolgono i lavori che gli italiani oggi rifiutano, ma anche per il lavoro in questi settori è importante coniugare formazione, qualità uguali diritti. La qualità del lavoro è e resta garanzia di qualità dello sviluppo. In questo senso occorre un’acquisizione di responsabilità non solo da parte del terzo settore, ma più in generale dal mondo imprenditoriale: altrimenti la diversità non costituisce un valore ma solo una condizione di marginalità. Occorre facilitare i livelli di autonomia e di partecipazione delle donne, native e migranti. E’ necessario ricercare e garantire l’uguaglianza nella valorizzazione delle diversità. Non basta cercare e curare l’immagine: occorre che sia seguita e supportata dalla coerenza. Elisabetta
Del Lungo– Assessore alla cultura, turismo, sport e pari opportunità – Provincia
di Firenze
La Provincia apprezza la metodologia del lavoro con cui viene costruito il progetto VIVAIO, impostato sul confronto e sulla ricerca di consenso del territorio attraverso i continui confronti con esso. La Provincia, con la nuova legislazione, ha assunto responsabilità decisive per lo sviluppo locale, dovendosi occupare di formazione e di politiche del lavoro. Il fondo sociale europeo, all’interno del quale si colloca il Bando
Multimisura, attraverso il quale è finanziato anche il progetto Vivaio,
consente alla Provincia di delineare e
prefigurare nuove politiche nell’ambito della formazione che consentiranno
di individuare nuovi strumenti
finalizzati al potenziamento degli inserimenti lavorativi e di sviluppo di
carriera di nuovi soggetti. L’attenzione della Provincia alle pari opportunità ha portato all’attivazione di uno sportello donna presso Infolavoro. Ambrogio
Brenna – Assessore Industria, Artigianato, Piccole Medie Imprese – Regione
Toscana E’ importante che lo sviluppo
venga presidiato da politiche inclusive, che garantiscano i diritti e la
coesione sociale: centralità dei diritti di cittadinanza. Questo il concetto di sviluppo della Regione Toscana, che è centrato sulla convinzione che creare lavoro e fare impresa costi meno che dare assistenza. Condivisibile
il progetto VIVAIO, come sistema orientato ad affrontare i bisogni delle donne;
condivisibile la scelta di valorizzare
le differenze, intese come elemento di valore, fecondità, ma con l’attenzione posta alla centralità
dei diritti. Diversity management: interessante e proficua impostazione ma va tradotta, adattata in una realtà locale come quella toscana, dove il sistema produttivo è rappresentato da 150-200.000 piccole medie imprese. L’ingresso partecipativo delle donne comporta una rivoluzione all’interno del sistema produttivo e sociale. Riguardo al tema della qualità dello sviluppo, la Regione ha adottato nel DOCUP OB. 2 una specifica misura sulla certificazione di responsabilità sociale, a sostegno dei progetti che si doteranno di competenze ad hoc. Molteplici gli interventi della Regione a sostegno dell’imprenditoria femminile. Investire in rosa, relativo alla legge 215: l’informazione sulle opportunità offerte dalla legge è stata portata direttamente, fisicamente, alle cittadine, in quanto gli strumenti tradizionali ed i più innovativi come lo stesso internet sono comunque strumenti selettivi, non alla portata di tutti. Occorre dunque sempre cercare di favorire e sostenere l’accesso alle opportunità. Riguardo all’imprenditoria femminile: sono state presentate 1488 domande sulla lg. 215, di cui 214 dichiarate finanziabili, sul settore dei servizi sono previsti più di 7 miliardi di lire. La Toscana è la regione che più si è impegnata sulla lg. 215. Ed inoltre il microcredito: per consentire di trovare risorse non solo per lo start up ma anche per il consolidamento delle imprese, la Regione ha definito un protocollo con le banche per 50 miliardi destinati al credito agevolato per le imprenditrici (per il 30% delle necessità delle imprese), oltre la possibilità per le stesse di accedere al fondo di rotazione per finanziare con prestiti a tasso zero il restante 70%. Azioni, queste che dichiarano esplicitamente l’attenzione della Regione alla tematica dello sviluppo dell’imprenditoria femminile. L’importanza
della rete: per il Vivaio e per ogni progetto di incubatore, come quelli a
trasferimento tecnologico; è decisivo privilegiare
la domanda degli utenti ed i progetti, operare per un uso estroflesso delle risorse e non autoreferenziale. Sussidiarietà: parola che rischia di essere abusata; per me significa pari dignità, rottura dell'esclusività della delega ad un singolo soggetto, integrazione di più soggetti. Occorre “territorializzare” lo sviluppo e valorizzare la capillarità dei rapporti, operare per una diffusione delle responsabilità. Questo anche riguardo alle associazione di categoria: è essenziale valorizzare per lo sviluppo locale i corpi intermedi della società. Quali politiche per lo sviluppo locale partecipato? Occorre investire in conoscenze e competenze, in modo da valorizzare il capitale umano. Lucetta Tre Re – Direttore della Sicurezza Sociale – Comune di Firenze Perché il Comune di Firenze è entrato in questo
progetto? Approccio è la parola chiave che può sintetizzare l’incontro
tra il Comune e il progetto. Il Comune ha mostrato interesse all’approccio al
problema presentato dal progetto VIVAIO che si colloca in linea con
l’orientamento che stiamo attivando nei confronti dei servizi sociali: un processo centrato sullo sviluppo del
potenziale delle persone, volto alla sua valorizzazione. Il Comune è orientato nelle sue politiche a modificare il proprio approccio nei confronti del sociale: lavorare di più sui progetti individuali, spendere meno e al contempo investire di più sulle persone; ridurre la gestione diretta dei servizi, conoscere il territorio per trovare e valorizzare in esso le risposte ai bisogni, per svolgere sempre più un ruolo di regia. Sussidiarietà è un’altra parola chiave, delinea valore aggiunto delle progettazioni: siamo entrati nel progetto perché procede nella direzione da noi scelta di rivolgersi ai cittadini non più solo come a utenti assistiti (là dove possibile). La Direzione del sociale ha lasciato la delega sul sanitario, ma ha ottenuto quella del lavoro, agganciato al settore della promozione sociale: delineano insieme un circuito unico imprescindibile in questa nuova logica di approccio. Il Comune ha deciso di stare
dentro il progetto Vivaio, piuttosto che guardare dal di fuori proprio per
questa scelta di regia, di
valorizzazione delle risorse presenti nel territorio e dalla possibilità di
ottenere un valore aggiunto dallo stare insieme. Tre sono i livelli di incontro tra il Comune e il progetto Vivaio: 1. Migliorare la qualità dei servizi alla persona: il Comune sta attivando, all’interno di un PIR finanziato dalla Regione Toscana, un progetto volto a migliorare e garantire la qualità dei servizi agli anziani, che consenta di procedere anche all’accreditamento dei servizi privati, con l’accreditamento delle imprese e la costituzione di un albo di persone qualificate, con una formazione mirata. Interesse del Comune è quello di attivare tutte le possibili strategie che canalizzino possibilità di lavoro, supportino le famiglie (con un sostegno economico) ad essere luogo di cura, consentano l’emersione dal lavoro nero. In questo progetto c’è il coinvolgimento dell’IPAB di Montedomini, invitata a ripensare il significato dei servizi agli anziani, così come abbiamo affidato agli Innocenti la riflessione sui minori. Il progetto Vivaio si inserisce in questa prospettiva per quanto riguarda la scelta di una specializzazione nell’ambito dei servizi alla persona e alla famiglia, ma non è solo questo il motivo per cui l’abbiamo scelto. 2. Il progetto Vivaio si collega ad una nuova logica
che abbiamo assunto nel contrasto
all’esclusione sociale, che finora ha rappresentato una spesa storica
limitata ad una forma di assistenzialismo (affittacamere per chi è escluso,
perché sfrattato). Il progetto svolto insieme all’Educatorio del Fuligno punta
all’inserimento socio-abitativo di persone a rischio di marginalità, proponendo
loro ospitalità per un massimo di due anni insieme a progetti individuali,
formazione, orientamento al lavoro. Il progetto Vivaio si inserisce in questa
prospettiva per quanto riguarda le
politiche di inserimento lavorativo, anche se limitato alle donne. 3. Il terzo livello di integrazione è quello dell’immigrazione: al Comune interessa
capire il fenomeno immigrazione dal di dentro, per questo ha un potente
strumento, l’Ufficio Immigrati e oggi anche l’Osservatorio locale
sull’immigrazione. Ruolo del Comune è quello di essere nei progetti non solo
per ottenere risultati ma anche per capire
il fenomeno, per vedere come il bisogno si risolve all’interno di percorsi
innovativi che tendono a dare risposte. Non vogliamo colf
qualificate, ma la possibilità di percorsi non assistenziali ma professionali
di sviluppo di carriera: talvolta per molte persone basta una “maniglia”: il
progetto Vivaio ne propone una razionale e strutturata e per questo ha una
forte rilevanza sociale. Cristina
Bandinelli – Presidente Comitato per l’imprenditoria femminile della
C.C.I.A.A. di Firenze Un appoggio non solo formale ma sostanziale non può non essere dato
dalla Camera di Commercio e dalle associazioni di categoria ad un progetto,
come quello del Vivaio, a sostegno dell’imprenditoria femminile. Nella piccola impresa toscana
spesso la gestione dell’azienda è
portata avanti dalle donne; il
territorio toscano vive della ricchezza della capacità di creazione di impresa: in questo scenario molto alto può essere il contributo portato dalle donne. La piccola
impresa deve essere capace di creare
processi di avanzamento di carriera, ma le donne non vengono in genere
formate per svolgere livelli alti di direzione di impresa. La diversità è un fattore da far emergere, ma non è sempre il più
evidente: occorre porre attenzione alla caratteristica
soggettiva delle persone: per esempio non è detto che le donne si debbano
per forza occupare di servizi sociali, in quanto questo ambito non è legato
alla donna da “fattori attitudinali” ma al ruolo sociale della donna stessa. In un territorio come quello toscano presidiato da imprese locali, può
essere difficile un processo di
integrazione con gli immigrati: occorre cercare di evitare conflitti in tal
senso. Spunti e sintesi di alcuni
interventi Laila Abi Ahmed – Associazione Nosotras
E’ la prima volta che partecipo ad un incontro in cui si parla di immigrazione e imprese. La nostra associazione svolge un lavoro sociale di ascolto, orientamento, inserimento sociale di donne italiane e soprattutto migranti, a sostegno dei progetti individuali. Oggi qui sento parlare di impresa in termini economici: è un passo avanti importante nelle politiche per l’immigrazione già svolte dal Comune, innalza il livello dell’offerta di servizi e risponde ad un’esigenza diffusa di molte donne migranti, che hanno idee di impresa ma non hanno strutture e opportunità per realizzarle. Ben venga un progetto che propone uno sviluppo di carriera delle donne migranti anche nell’imprenditoria. Pina Bonanni – Ufficio Immigrati Comune di Firenze
Il vivaio, per non sovrapporsi ai servizi già esistenti per la creazione di impresa, dovrà rappresentare un luogo capace di innovazione e tempestività nell’individuazione di settori specifici del mercato del lavoro. Inoltre dovrà evitare di essere solo sportello per le donne migranti che avranno la fortuna di avere l’accesso alle informazioni. L’Italia è l’ultimo paese di accesso degli immigrati, vi arrivano perciò quelli meno secolarizzati e dotati di minori risorse: occorre pertanto mirare bene i servizi sulla base delle effettive possibilità delle donne migranti. Fondamentale sarà inoltre dotare le donne imprenditrici di risorse finanziarie per l’avvio ed il consolidamento delle attività. Serena Cesarini Sforza– Responsabile del CESID
Toscana Sud
Sulla base della nostra esperienza posso affermare che un progetto come il VIVAIO non rischia di sovrapporsi ai servizi già esistenti per la creazione di impresa. CESID significa Centro Servizi Impresa Donna. E’ nato a seguito della riflessione che abbiamo fatto all’EUORBIC di Poggibonsi sulla difficoltà delle donne a concretizzare i propri progetti di impresa: gli sportelli tradizionali sono tagliati su un’utenza maschile e di fronte alle aspiranti imprenditrici occorre puntare sulla centralità dell’individuo ed attrezzare percorsi specifici di accompagnamento. IL CESID, nato a seguito di un progetto NOW e oggi, finanziato sulla legge 215, ha puntato a creare una cultura femminile di fare impresa tra gli attori sociali. La principale azione è stata la creazione di una rete che integrasse le risorse umane ed economiche del territorio, tra cui associazioni di categoria, associazioni femminili e del terzo settore, per costruire insieme un modello di approccio alle donne aspiranti imprenditrici. Abbiamo coinvolto nella rete via via i diversi Comuni del territorio: attraverso queste azioni di animazione territoriale il partenariato è cresciuto nel tempo e grazie alla sua forza abbiamo potuto finanziare diversi progetti, tra cui ultimo uno nel programma Equal. I nostri servizi sono di orientamento, corsi ad hoc per la creazione di impresa, bilancio delle competenze tutoraggio ad hoc per le imprese, ecc. Puntiamo sulla qualità all’interno delle imprese profit e no profit che si occupano di servizi sociali, dove si rischia di cadere sul lavoro nero o dequalificato: anche per questo progetto qualità la rete è fondamentale. Fabrizia Paloscia – Regione Toscana
E’ importante offrire sempre maggiori servizi alle donne, ma occorre localizzarli là dove le donne vanno: forse il VIVAIO potrebbe essere dislocato presso i Centri per l’impiego, offrendosi come collettore di informazioni. Maurizio Brogioni – Vicepresidente Confcommercio –
Firenze
Confcommercio si riconosce ampiamente in questa sede perché si rivolge anche alle P.M.I. e tra i suoi servizi ha attivato anche uno sportello per gli immigrati, soprattutto provenienti da Senegal e Nigeria, a cui offre servizi di formazione, sostegno contabile ed economico per l’avvio di impresa. Noi offriamo la nostra esperienza al progetto VIVAIO, per il sostegno alle potenziali nuove attività economiche che potrebbero nascere in settori diversi dal sociale. Vorremmo essere nel progetto perché crediamo che l’imprenditoria femminile già presente in Toscana vada sostenuta, soprattutto in questo periodo di crisi di alcuni settori in cui prevale la presenza femminile (viaggi, turismo). Claudio Signori – Collaboratore Assessorato alle politiche del
lavoro e immigrazione - Firenze Il progetto VIVAIO colma effettivamente un vuoto nel territorio, ma quale tipo di incubatore andrà a definire? Una serie di sportelli disseminati sul territorio che offrano certi servizi di orientamento, formazione, consulenza e accompagnamento, oppure un vero incubatore, che possa ospitare anche le imprese? In tal caso necessitano ampie risorse finanziarie e strutturali: sono questi i principali interrogativi che il progetto dovrà risolvere. Silvana Taglianini - Associazione Progetto Arcobaleno – Firenze
Non c’è una formula incubatore: il piano di fattibilità dovrà appunto definire quella più appropriata rispetto ai bisogni ed alle risorse del territorio: un progetto così ampio potrà nascere e continuare a vivere solo se avrà il consenso ed il sostegno del territorio, anche riguardo alle linee di finanziamento ed alle risorse strutturali. La risposta su quale formula incubatore non dovrà venire solo dal piano di fattibilità ma dal riscontro che avremo da tutti gli attori del territorio. Il workshop di oggi ci ha consentito di presentarci e ha dato il via ad una nuova fase del progetto, in quanto abbiamo iniziato a tessere la rete che potrà verificare e sostenere l’idea del VIVAIO. Il lavoro procederà in tal senso. Alcune delle nuove parole
chiave
IL LAVORO DI RETE E DI RADICAMENTO
TERRITORIALE DEL PROGETTO, INIZIATO CON IL WORKSHOP, CONTINUERÀ ATTRAVERSO
L’APPROFONDIMENTO E LO SVILUPPO DELLE RELAZIONI CON GLI INTERLOCUTORI PUBBLICI
E PRIVATI DELL’AREA METROPOLITANA FIORENTINA.
LA VERIFICA DEL CONSENSO E DEL SOSTEGNO
AL PROGETTO, OLTRE ALLA MESSA A PUNTO DELL’INTEGRAZIONE DELLE RISORSE PRESENTI
NEL TERRITORIO, SARANNO ELEMENTI CHIAVE NELLA DEFINIZIONE DELLA FATTIBILITÀ DEL
PROGETTO VIVAIO | |||
|
Associazione Progetto Arcobaleno - Onlus
Via del Leone 9, 50124 Firenze Tel. +39 055 280052 Fax +39 055 289205
arcobaleno@progettoarcobaleno.it http://www.progettoarcobaleno.it | ||||